Chiacchiere da web… Con Marco Bari

Chiacchiere da web… Con Marco Bari

Chiacchiere da web… Con Marco Bari

Tornano le nostre imperdibili interviste! Abbiamo scambiato impressioni con un grande ex giocatore di categoria della provincia di Siena, ora ottimo e stimato Mister, già vincitore di campionati giovanili! Gli argomenti trattati sono andati dal calcio giocato all’educazione in Italia dei giovani calciatori, argomento quanto mai delicato e attuale, senza dimenticare i talenti, colonna portante del nostro sito. Gustatevi la chiacchierata!

Prima però due aneddoti che lo riguardano del quale siamo stati testimoni della sua carriera da calciatore, che siamo sicuri strapperanno un sorriso all’intervistato. Il primo sicuramente il GOL nel giorno della festa! Promozione del Buonconvento dalla 3° alla 2° categoria, lui giovane prodotto della cantera buonconventina segna un bel gol e si gira sorridente verso la tribuna in delirio! Il secondo aneddoto riguarda uno dei gol più incredibili mai visti dal vivo: Torrenieri-Buonconvento, partita sull’1-0 per i padroni di casa. Minuti di recupero, calcia dal limite e coglie la traversa. La palla torna incredibilmente a lui, stop di petto, palleggio di coscia e altra botta, questa volta sottotraversa, 1-1 e pari ormai insperato per i suoi! Che sinistro!

QDPC: Ciao Marco, cominciamo con le domande!  Innanzi tutto il tuo rapporto con il calcio

MB:  Il mio rapporto col calcio è strano, non è lo sport che mi appassiona di più, preferisco altri sport meno acclamati, non tifo per nessuna squadra in particolare , non parlo quasi mai al bar del calcio televisivo, pochissimo del calcio in generale. Il calcio non essendo una scienza e prestandosi alle interpretazioni più svariate talvolta stravolte anche dalla faziosità non mi appassiona come argomento da bar. Ho giocato una vita e due calci li tiro ancora

QDPC: Il ricordo più bello legato al calcio, tuo personale e a livello di Serie A o Europa

MB: Avendo giocato tanti anni ho vissuto vittorie e sconfitte come la maggior parte di coloro che praticano lo sport. Ricordo i campionati vinti, il mio esordio sotto militare in una squadra fuori regione in cui vinsi un campionato di Eccellenza, sempre la rappresentativa regionale per tre anni di fila dove sono giunto terzo. Il torneo militare avendo trascorso l’intera naja a giocare a calcio. I ricordi di serie A, il Perugia che finì il campionato senza sconfitte e pure il Siena che ha mantenuto la serie A per alcuni anni . Escludendo le vittorie italiane ai mondiali (nell’82 ero presente), ricordo volentieri la vittoria dello Steaua Bucarest ai rigori contro il Barcellona, quella del Man United contro il Bayern ove capovolsero il risultato nei minuti di recupero e la vittoria del Liverpool contro il Milan

QDPC: La Serie A, come vedi il livello del campionato e chi vince per te

MB: Seguo pochissimo la serie A, ritengo che alcune squadre mi piacciono nel loro modo di giocare. Il livello di fuoco in Italia non è eccelso, salvo Juventus, Napoli, Sassuolo e a tratti la Fiorentina le altre sono ancorate al vecchio calcio italiano in cui il risultato viene prima di tutto e lo spettacolo è veramente poco in confronto a il resto dei campionati europei

QDPC: La Champions League, chi vince?

MB: La Champions vedo bene il Barca, salvo sorprese

QDPC: Passiamo al tuo attuale ruolo nel calcio, quello di allenatore. Non credi che al giorno d’oggi siamo troppo ancorati ad una mentalità che come dimostrano gli ultimi fallimentari anni non funziona? Eppure parlare di situazioni di gioco (parlo di partite a tema a mio avviso utilissime fin da bambini) e di gesti nel concreto naturali (tipo come usare le braccia o come marcare un avversario) per molti educatori e professoroni sono ancora tabù… Visto quel che i loro metodi hanno prodotto in Italia negli ultimi 10 anni non credi che sarebbe ora che questa gente si svegli dal suo sonno? A margine di ciò, non credi che troppo spesso il gesto tecnico e spettacolare (che so un colpo di tacco o un dribbling) sia troppo inibito, con la conseguenza che creiamo soldatini incapaci poi di prendere iniziative ad alto livello?

MB: Attualmente alleno al Valentino Mazzola gli Esordienti che sono le categorie più sensibili dove se non sei preparato riesci a fare dei danni perenni ai giocatori che alleni. Ho contatti continui con colleghi che allenano i pari età tra i professionisti sia in Italia che in Europa. Ritengo che rispetto al resto di Europa ci sia poca collaborazione tra l’apparato scolastico è quello sportivo . Nel calcio, vengono fatti allenare persone senza la minima formazione trascurando l’importanza del settore giovanile e la scuola calcio. Un vero problema è l’eccessiva presunzione dei dirigenti che non hanno a cuore la formazione dei ragazzi ma la riscossione delle quote. Si assiste, purtroppo, a vedere allenare persone perché non hanno pretese economiche oppure perché hanno tempo, come se fosse uguale a pascolare delle pecore. Per quanto mi riguarda obbligo i miei calciatori a giocate di fantasia, a prendersi dei rischi e a capire che se giochi bene vinci comunque. Credo che limitare o boicottare la fantasia nel calcio sua deleterio sia per la disciplina dello sport in particolare che per quanto riguarda lo spettacolo agli occhi anche dei non addetti ai lavori. Per me fantasia è considerata come valore aggiunto alla qualità del gioco piuttosto che come interpretazione personale quindi meno consona ad uno sport di squadra intesa come preludio all’anarchia. In giro per le nostre realtà si lavora poco sulla coordinazione, sull’1v1. Seguo come modello di lavoro l’Empoli con il quale sono in stretto contatto, su Siena ci sono allenatori che si mettono nelle condizioni di essere dei buoni istruttori non posso dire la stessa cosa per la maggior parte della provincia

QDPC: Vediamo nei ragazzi italiani tanti che vendono dati come centrocampisti o come esterni…. Io ritengo i due ruoli molto diversi nelle caratteristiche, sembra che invece in italia si tenda a cercar di creare giocatori completi, ma che poi non eccellono in nulla a livello di caratteristiche…. Sei d’accordo?

MB: Il conflitto perenne durante i corsi di aggiornamento è quello che vede schierati coloro che sostengono la specializzazione del ruolo e gli altri che sono propensi a creare giocatori polivalenti. Per quanto mi riguarda credo che ad un certo punto della crescita del giocatore bisogna scegliere e specializzarlo. Esistono eccezioni di giocatori che nascono polivalenti e la difficoltà sta nell’individuarli ed evitare loro una specializzazione che risulterebbe limitante e sbagliata

QDPC: Situazione talenti in Italia?

MB: Tanta differenza con molte realtà in Italia e in Europa. Noi in Italia consideriamo giovani i giocatori di 21/22 anni quando non è raro vedere nazionali con tanti giovani: BelgioSvizzera, Spagna e Germania sono un esempio. Se nel mondiale passato l’Uruguay fece esordire un difensore centrale di 17 anni è spiegata differenza

QDPC: Un talento che ti piace (dalla classe 90 in giù)

MB: Verratti tutta la vita

QDPC: A proposito di Verratti, noi crediamo che sia un giocatore molto diverso da Pirlo, e se gioca al PSG con Thiago Motta (molto più simile all’italiano per caratteristiche soprattutto nei limitato raggio d’azione della corsa ma anche nell’interpretare i tempi di gioco, poi che l’italiano sia meglio è un’altra storia) non vedo perché non possa giocare con lui. Eppure in Italia si tende a creare questi dualismi e queste inutili polemiche invece di cercar di favorire e di spingere gli allenatori (che poche balle ascolano la stampa eccome soprattutto alcuni….) a far giocare più giocatori di talento possibile…. che ne pensi?

 MB: Ad un corso di allenatori con dei colleghi spagnoli del Barca parlavamo del centrocampo delle furie rosse facendo loro notare che è molto facile tenere il pallino del gioco con Xavi, Iniesta, Alonso e Busquets, senza dimenticare Thiago Alcantára e Fabregas; loro risposero che chi è bravo può giocare insieme. Ci ricordarono che in Italia abbiamo avuto contemporaneamente Baggio, Totti, Del Piero e Pirlo ma di questi ne scendevano in campo uno per volta. Questo dimostra la nostra incapacità di far coesistere campioni del genere . Tutto questo è genetico e parte da lontano con il dualismo Rivera/Mazzola, ed ora che non abbiamo nulla di strutturato e le scuole calcio non producono più giocatori così ci dobbiamo accontentare di quel poco che abbiamo
Ringraziamo Marco per la disponibilità e l’alta qualità delle risposte, con piacere notiamo che su quelle della crescita dei giovani calciatori e della retrograda mentalità italiana siamo d’accordissimo con lui!

Riccardo Bartolommei